Escursione Cinque Torri: Storia, Paesaggi e Rifugi

Perchè ci è piaciuto

La camminata dal Rifugio Scoiattoli alla Baita Bai de Dones attraverso le Cinque Torri è un’esperienza indimenticabile che combina bellezza naturale e storia. Ogni passo lungo questo percorso racconta una storia, sia geologica che umana, offrendo un viaggio nel tempo e nello spazio tra le maestose Dolomiti. Se siete amanti della montagna e della storia, questo percorso è sicuramente da non perdere.


La passeggiata in numeri

Lunghezza: 4,5 km

Dislivello: 400 m, quasi tutti in discesa

Passeggino: no

Rifugi lungo il percorso: Rifugio Scoiattoli, Rifugio Cinque Torri (qui c’è anche una fonte per prendere l’acqua)


Il Percorso

Le Cinque Torri Le Cinque Torri sono un gruppo di imponenti formazioni rocciose che emergono come sentinelle dal terreno, creando un paesaggio unico e affascinante. Queste torri, note come Torre Grande, Torre Seconda, Torre Latina, Torre Quarta e Torre Inglese, offrono uno spettacolo naturale imperdibile.

Partenza: Rifugio Scoiattoli (punto A) La nostra avventura inizia al Rifugio Scoiattoli, situato a 2.255 metri di altitudine. Questo rifugio è facilmente raggiungibile tramite la seggiovia da Bai de Dones (18 € – prezzo estate 2024). Da qui, la vista sulle Cinque Torri è impareggiabile e già si può intuire la maestosità del percorso. Fermatevi per fare un picnic e godere del panorama.

Sentiero Storico e Rifugi (punto B) Dal Rifugio Scoiattoli, si segue il sentiero che attraversa il Museo all’aperto delle Cinque Torri, un percorso storico che permette di rivivere le vicende della Prima Guerra Mondiale. Lungo il cammino, si trovano trincee e postazioni restaurate che offrono uno sguardo suggestivo sulla storia bellica della zona. Sono stati predisposti allestimenti scenici per dare una concreta visione della vita di guerra in trincea. Vedere come i soldati costruirono le trincee, come e dove edificarono le baracche-ricovero per cucinare il rancio, far sostare i muli, custodire granate, riporre fucili e mitragliatrici, fa riflettere molto e, pur ricordando un tragico periodo storico che non si deve dimenticare, fa capire il grande valore della pace tra tutti i popoli.

Il sentiero si snoda tra strette trincee ma non prendete paura, tutto è fattibile con i bambini. C’è anche un breve tratto attrezzato: niente paura, il nostro piccolo stambecco di 4 anni non ha avuto problemi. Dal Museo all’aperto si può tornare allo Scoiattoli, oppure proseguire la discesa fino alla seggiovia.

Sotto le Cinque Torri (punto C) Il sentiero in questo punto è in leggera discesa e attraversa rocce e ghiaioni. C’è anche qualche scaletta. Insomma: se non siete preparati ad un cammino avventuroso (ma non pericoloso) non fa per voi. A destra, sopra di noi, degli scalatori tentano di raggiungere la cima di una delle Cinque Torri.

Rifugio Cinque Torri (punto D) Al termine di questo tratto, inizia la vegetazione e il bosco. Noi decidiamo di prenderci una pausa, prendendo la deviazione che in 10 minuti porta già al Rifugio Cinque Torri (il dislivello negativo è di 60 metri), dove assaggiamo qualche piatto locale: canederli, gulash, gnocchi. Ne vale la pena! Qui, tra i verdi prati, se siete fortunati come noi, potete scorgere delle marmotte.

Discesa verso la Baita Bai de Dones Da qui le opzioni sono tre: tornare verso il Rifugio Scoiattoli (mulattiera, circa 1 km, salita 100 m), prendere la strada per scendere o riprendere il sentiero da cui siamo venuti e percorrere la fine del sentiero delle trincee. Ovviamente scegliamo la terza opzione. La prima salita è tosta, ma poi camminare in mezzo alle trincee è surreale. Qua e là qualche grotta e appostamento di vedetta.

Fine delle Trincee (punto E) Il sentiero prosegue in discesa attraverso prati alpini e boschi di conifere prima su una strada sterrata e, nella parte finale, nel bosco, fino a raggiungere la Baita Bai de Dones, a 1.889 metri. Questo rifugio, accogliente e immerso nella natura, è il luogo ideale per concludere l’escursione con una meritata pausa, magari con un gelato.


Le Cinque Torri nella Storia Le Cinque Torri sono state a lungo un punto di riferimento per gli alpinisti e gli appassionati di natura. Durante la Prima Guerra Mondiale, questa zona fu teatro di intensi combattimenti tra le truppe italiane e austro-ungariche.

La zona delle Cinque Torri già dall’inizio della Prima Guerra Mondiale era considerata una zona strategica, importante dal punto di vista militare e per le operazioni dell’Esercito Italiano che, ai tempi, stava avanzando verso la Val Badia. L’importanza era dovuta al possesso dell’osservatorio d’alta quota (2.477 metri) posto sul Monte Averau, dal quale si potevano controllare i movimenti delle truppe nemiche nelle valli e sui monti circostanti. L’esercito vi si insediò all’inizio di Giugno 1915 e iniziò subito a costruire trincee e postazioni militari, linee telegrafiche e telefoniche, magazzini per armi e cibo e ripari per animali.

Fu proprio qui che si insediarono il 13° e il 17° Reggimento Alpini del Gruppo d’Artiglieria da Montagna dell’Esercito Italiano, con batterie di cannoni puntate verso le postazioni austriache del Lagazuoi, del Forte Tre Sassi (Passo di Valparola), Falzarego e il Sass de Stria. Quest’ultimo, abbandonato dai soldati italiani, venne conquistato dagli austriaci che si aggiudicarono il controllo del settore che corre tra le Tofane ed il Col di Lana. Su quest’ultimo, ancora oggi, sono facilmente visibili i crateri lasciati dalle mine e fu teatro di durissime battaglie che costarono la vita a oltre 8.000 soldati di entrambi gli eserciti, dando al Col di Lana il soprannome di “Col di Sangue”. Il Reggimento delle Cinque Torri mise rapidamente fuori combattimento il Forte Tre Sassi, che fu subito abbandonato dall’esercito austriaco.

Qui, su queste montagne impervie tra bufere di neve e temperature glaciali, i soldati rimasero fino alla rotta di Caporetto nell’Ottobre 1917. Due anni e mezzo di guerra cruenta, decine di migliaia di vite spezzate dai colpi nemici, dagli stenti e dalla morte bianca sotto la neve. Una guerra che ha segnato indelebilmente il paesaggio circostante: interi paesi furono distrutti, la popolazione fu allontanata e dovette ricostruire tutto al suo ritorno. Il fronte di guerra dolomitico venne abbandonato dopo l’offensiva di Caporetto, quando l’Esercito Italiano si ritirò sul massiccio del Grappa e sul Piave.


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