Il blog di viaggio della truppa: avventure, natura e aneddoti di famiglia
Giorno 1 | Ubud: tra macachi e sarong
Dopo il lungo viaggio aereo e la prima notte cullati dai suoni della giungla, la nostra prima giornata a Bali ci ha catapultati subito in un’avventura da film.
Sacred Monkey Forest
Arrivare all’apertura alla Sacred Monkey Forest Sanctuary è stata una scelta strategica: aria fresca, pochissima folla e un’atmosfera da Indiana Jones. Il parco è un enorme canyon di alberi secolari di banyan, con liane monumentali e radici aeree che abbracciano statue di pietra e templi del XIV secolo.
Attraversato il maestoso Dragon Bridge tra le sculture di draghi, ci siamo imbattuti nella prima sorpresa della giornata. Mentre salivamo lungo una delle scalinate di pietra coperte di muschio, una banda di macachi ha deciso di piazzarsi esattamente in mezzo al sentiero, seduti a braccia conserte come veri e propri doganieri del tempio! I ragazzi sono rimasti congelati a metà gradino tra risate ed esitazione: bisognava pagare un dazio in banane o passare con circospezione? Con passo felpato, zaini stretti e zero sguardi di sfida negli occhi, abbiamo superato il controllo di frontiera a pieni voti!
All’ingresso i cartelli erano chiarissimi: SEVERAMENTE VIETATO INTRODURRE CIBO. Ma il fuso orario non aspetta! A metà percorso, colto da un languorino improvviso, Ale apre la zip dello zaino e tira fuori il suo tesoro italiano: una merendina Mulino Bianco. Tempo di toccare l’incarto? Frazione di secondo. Un macaco appostato su un ramo a venti metri, con un radar infallibile per i dolciumi, è planato in picchiata da stuntman professionista: blitz fulmineo e merendina scippata direttamente di mano!
La scimmia si è poi comodamente accomodata su una statua di pietra a gustarsi la colazione, lasciando Ale a bocca aperta e tutti noi piegati in due dal ridere. Lezione numero uno della giungla: i macachi di Ubud non perdonano e amano la pasticceria italiana!
I vicoli segreti di Ubud e i piccoli “Canang Sari”
Usciti dalla foresta per evitare il traffico, abbiamo tagliato per Jalan Hanoman e il vicolo semi-pedonale di Jalan Goutama. Camminando a ritmo lento balinese (Santai), i ragazzi hanno fatto a gara per scorgere e non calpestare i Canang Sari: i piccoli cestini quadrati di foglie di palma intrecciate, pieni di petali colorati e bastoncini d’incenso al sandalo posati davanti a ogni portale come ringraziamento agli spiriti buoni.
All’Ubud Art Market è scattata la missione ufficiale: comprare i nostri sarong tradizionali per poter entrare nei templi! I papà sono diventati i veri protagonisti della trattativa, sfoderando le due formule magiche insegnate dalla guida:
“Berapa?” (Quanto costa?)
“Bisa kurang?” (Ci fa un piccolo sconto?)
Tra sorrisi, calcolatrici e contrattazioni a colpi di migliaia e milioni di Rupie, ognuno ha conquistato il proprio telo cerato con i motivi geometrici preferiti.
Ubud Palace e i Fiori di Loto di Pura Taman Saraswati
Indossati con orgoglio i nuovi sarong legati in vita (coprendo per bene le ginocchia come vuole la tradizione), abbiamo attraversato la strada per ammirare i portali in pietra lavica (Candi Bentar) e i guardiani demoniaci dell’Ubud Palace.
Poco più avanti, la magia si è completata a Pura Taman Saraswati: una passerella di pietra sospesa sopra due enormi vasche colme di migliaia di fiori di loto rosa e ninfee giganti, con sullo sfondo porte monumentali intagliate nella roccia vulcanica.
Pomeriggio al Wadari: Tuffi a bordo risaia e la magia delle 12 ore di sole
Verso le 16:00, con le batterie urbane ormai al lumicino, siamo rientrati alla base al Wadari Retreat. Il premio più atteso da grandi e piccoli? Un intero pomeriggio di tuffi, bracciate e giochi nella splendida piscina dell’hotel, letteralmente affacciata sul verde brillante delle risaie circostanti!
Mentre i ragazzi si sfidavano a chi faceva lo schizzo più alto per rinfrescarsi dall’umidità tropicale, noi ci siamo goduti il silenzio dei campi e quella sensazione di pace totale che solo Bali sa regalare.
Ed è qui che abbiamo toccato con mano una delle grandi particolarità dell’Equatore: il giorno dura esattamente 12 ore!
Il sole sorge preciso alle 06:00 del mattino
E tramonta puntuale alle 18:00 di sera
Niente lunghi crepuscoli europei: alle sei del pomeriggio il cielo si tinge rapidamente di rosso e arancione sopra le palme e, nel giro di pochi minuti, cala una notte fitta e vellutata. La giungla cambia voce, l’aria si fa più fresca e dal buio delle risaie si accende il concerto dei grilli, delle rane e dei gechi.
Un primo giorno perfetto, tra risate, tradizioni e il primo vero tuffo nell’anima dell’isola.
Giorno 2 | Altalene da urlo, risaie, templi e il mistero del “Cat-poo-chino”
Sveglia presto al Wadari Retreat immersi nella quiete del mattino, colazione con vista sui campi e incontro con il nostro fidato Agung con il suo van, prontissimi per una giornata ad altissimo tasso di adrenalina e scoperte!
Happy Swing Bali: le donne di casa volano sulla giungla!
La nostra prima tappa non poteva che essere il celebre Happy Swing Bali, il regno delle altalene panoramiche a strapiombo sulla vallata.
Mentre sotto di noi si apriva un canyon spettacolare — un mare sconfinato di palme da cocco, banani e felci giganti — è scattato il momento clou della giornata: lo show fotografico delle donne di casa!
Imbragate in totale sicurezza dagli addetti, si sono lanciate nel vuoto su altalene sospese a decine di metri d’altezza sopra il dirupo verde. Con abiti svolazzanti, capelli al vento e pose perfette a favore di camera, hanno scatenato uno shooting fotografico da vere influencer di Instagram tra le risate e gli applausi del resto del gruppo! La vista da lassù, con i piedi che sfiorano le cime degli alberi tropicali, toglieva davvero il fiato.
L’anfiteatro verde di Tegallalang: cappellini conici, frutta fresca e zip-line!
Con l’adrenalina a mille siamo arrivati all’anfiteatro monumentale delle risaie di Tegallalang. Prima mossa da veri esploratori: abbiamo comprato per tutti i tradizionali cappellini di paglia conici! Oltre a proteggerci dal sole tropicale che picchiava forte, ci hanno trasformato in una vera squadra di spedizione.
Siamo scesi lungo i ripidi gradoni di terra e fango, scivolando gradino dopo gradino fino al punto più profondo del canyon: mentre risalivamo in fila indiana lungo i muretti a secco del versante opposto, ecco il colpo di scena: un serpente tra le canne e le foglie umide! I ragazzi si sono pietrificati sul posto con gli occhi spalancati: un brivido da vero safari nella giungla che ha trasformato la passeggiata in un’autentica avventura alla Indiana Jones, prima che il rettile scivolasse via silenzioso tra i canali d’irrigazione.
Con il caldo che iniziava a farsi sentire , ci siamo fermati a un piccolo banchetto rurale di legno incastonato tra le terrazze. Il contadino locale ci ha preparato un vassoio di frutta tropicale freschissima tagliata al momento: anguria dissetante, ananas dolcissimo, banane locali e il curioso Salak (il frutto serpente con la buccia squamosa)!
Poi abbiamo puntato dritto al modo più spettacolare per superare il dislivello e tornare alla base: la zip-line sopra le risaie! Allacciati i moschettoni, ci siamo lanciati nel vuoto sfrecciando da una cresta all’altra della vallata: volare a pelo d’aria sopra i gradoni d’acqua scintillanti e le cime delle palme da cocco è stato il finale perfetto per la nostra esplorazione!
Come funzionano le Terrazze di Riso e il Subak? 🌾
Vi siete mai chiesti come faccia l’acqua a irrigare colline così ripide senza pompe a motore?
Ingegneria a gravità pura: I balinesi hanno inventato secoli fa il sistema Subak (patrimonio UNESCO). L’acqua viene raccolta dai laghi vulcanici e dalle sorgenti di montagna e incanalata attraverso condotti in pietra e canne di bambù.
Il principio dei vasi comunicanti a gradoni: Ogni terrazzamento è una vasca pianeggiante protetta da un muretto di fango compresso (bund). L’acqua entra nella terrazza più in alto, la allaga fino al livello perfetto per la crescita delle piantine e, una volta colma, trabocca scivolando attraverso una fessura nel terrazzamento sottostante, irrigando tutta la collina a cascata!
Ecologia e comunità: Non si spreca nemmeno una goccia: l’acqua porta con sé preziosi minerali vulcanici fertilizzanti e viene gestita democraticamente tra tutti i contadini tramite la rete dei templi dell’acqua.
Pranzo al D’Alas Warung e… l’ennesima altalena!
Terminata l’esplorazione, Agung ci ha portato a pranzo al D’Alas Warung, uno splendido locale tradizionale completamente immerso nella vegetazione lussureggiante della giungla.
Mentre noi grandi ci godevamo i sapori autentici balinesi al riparo fresco dei gazebo di legno aperti (berugak) e i ragazzi esploravano i giardini ricchi di piante esotiche e farfalle giganti, ecco la sorpresa: un’altra altalena panoramica, solo che questa volta era tutta per noi e a zero coda!
Il dubbio esistenziale del giorno:Ma non è che a Bali c’è un’altalena letteralmente dappertutto?! Ci siamo alternati per qualche altro volo rilassato sopra la vallata verde, lontanissimi dalla calca dei turisti.
Il silenzio mistico di Tirta Empul
Arrivati al parcheggio del tempio delle sorgenti sacre, è scattata la prima missione: indossare i sarong acquistati il giorno prima al mercato di Ubud! Se per le donne l’operazione è filata liscia, per il reparto maschile legarsi il sarong in vita in modo decoroso e saldo è stata un’impresa titanica! Tra teli che si srotolavano a terra, nodi improvvisati e pieghe storte, è dovuto intervenire Agung in persona: con la sua proverbiale calma balinese e un sorriso paziente, ha preso in mano la situazione risistemando i teli a tutti gli uomini, aggiungendo la fascia cerimoniale (Senteng) e trasformando la truppa in una rispettabilissima delegazione tradizionale!
Varcata la monumentale porta spaccata in pietra lavica (Candi Bentar), abbiamo seguito il percorso in senso orario (Pradaksina) attraverso i tre cortili del tempio:
Il cortile esterno (Jaba): All’ombra di enormi alberi di banyan secolari e guardiani di pietra avvolti in drappi a scacchi.
Il cortile interno (Jeroan): La corte più silenziosa e sacra, dove i sacerdoti officiano davanti agli altari di pietra nera (Meru) a più tetti, mentre l’aria vibra del profumo intenso d’incenso al sandalo e delle offerte di fiori freschi (Canang Sari).
La sorgente sacra originaria (Sucian): Proseguendo sul retro, abbiamo ammirato la grande pozza cristallina dove si vede la sabbia vulcanica nera ribollire e “danzare” continuamente sul fondale, spinta dall’acqua minerale che sgorga con forza dal cuore della terra!
Conclusa la passeggiata asciutta, ci siamo diretti all’area degli spogliatoi: per entrare nelle vasche sacre, infatti, non si possono usare i sarong da passeggio. Abbiamo indossato il costume e noleggiato sul posto i sarong rituali da bagno (in tessuto pesante verde scuro). Le ragazze hanno legato i capelli lunghi come richiesto dalle regole di purezza del tempio. A piedi nudi, siamo scesi nella prima vasca di pietra vulcanica (Jaba Tengah), immersi nell’acqua limpida e freschissima fino alla vita. I ragazzi, emozionati e attentissimi, hanno seguito il rito passo dopo passo: avanzando in fila indiana, davanti a ciascuna delle fontane di pietra scolpita hanno unito le mani in preghiera, si sono bagnati il viso per tre volte e infine hanno infilato la testa direttamente sotto il getto d’acqua purificatrice per tre volte. Un momento potente, mistico e indimenticabile per tutta la famiglia!
Il Rito dell’Immersione (Melukat)
Entrare nelle vasche di Tirta Empul non è un bagno rinfrescante, ma un antichissimo rito di purificazione spirituale chiamato Melukat:
L’abbigliamento rituale: Si entra in acqua indossando uno speciale sarong da bagno verde scuro o marrone, con i capelli lunghi raccolti e legati per rispetto sacro.
La sequenza delle fontane: I fedeli scendono nella vasca di pietra (Jaba Tengah) immersi nell’acqua fresca fino alla vita e avanzano lentamente in fila da sinistra verso destra.
Il gesto simbolico: Davanti a ciascuno dei getti scolpiti nella roccia, si giungono le mani in preghiera, ci si bagna il viso per tre volte, si fa un piccolo sorso simbolico e infine si posa la testa direttamente sotto il getto d’acqua che sgorga dalla sorgente per tre volte consecutive.
Il cuore della sorgente: Sul retro del tempio si trova la pozza originaria (Sucian): qui si può osservare la sabbia vulcanica nera che sul fondale limpido “danza” e ribolle senza sosta, spinta verso l’alto dalla pressione naturale dell’acqua minerale che fuoriesce dalla terra!
Il safari botanico nella piantagione e la degustazione sospesa sulla giungla
Asciugati e rivestiti, l’ultima tappa pomeridiana ci ha condotti in una splendida piantagione. Qui abbiamo fatto un vero e proprio safari botanico a piedi, immergendoci in un sentiero ombreggiato dalla vegetazione fittissima. I ragazzi hanno toccato con mano i cespugli di caffè carichi di bacche rosse e gli alberi di cacao con i grandi frutti ovali appesi ai tronchi. Abbiamo scoperto dal vivo le piante che di solito conosciamo solo come ingredienti da cucina: i caschi di banane, i cespugli bassi da cui spuntano gli ananas dal terreno, e poi vaniglia, zenzero, cannella e pepe nero. Il sentiero nella giungla ci ha condotti fino a una spettacolare terrazza in legno sospesa nel vuoto, affacciata su un mare sconfinato di palme e foresta pluviale.
Ci siamo accomodati a un lungo tavolo di legno dove ci hanno servito un lunghissimo vassoio di degustazione con decine di tazzine colorate: tè profumati al lemongrass, infusi speziati allo zenzero, tè al rosella rosso rubino, cioccolata balinese e diverse varietà di caffè locali. E proprio qui, con la giungla ai nostri piedi, è arrivata la tazza d’onore: il celebre caffè Luwak, ribattezzato immediatamente da tutta la truppa come il vero “Cat-poo-chino”!
Come si fa il “Cat-poo-chino” (Kopi Luwak)?
Il caffè più raro, bizzarro e costoso del pianeta deve la sua fama a un processo biologico a dir poco unico:
Il buongustaio della giungla: Il Luwak (il civetto delle palme, un piccolo mammifero notturno dal musetto furbo) è un intenditore sopraffino: si arrampica sulle piante di caffè e mangia solo le bacche più mature, rosse e zuccherine.
La fermentazione enzimatica naturale: L’animale digerisce la polpa dolce esterna, ma i chicchi interni rimangono intatti. Nello stomaco, i succhi gastrici e gli enzimi digestivi avviano una naturale fermentazione che scompone le proteine del chicco, eliminando gran parte dell’acidità e dell’amarezza.
Dalla cacca alla tazza: I chicchi vengono espulsi naturalmente, raccolti a mano uno per uno, lavati scrupolosamente, sterilizzati a temperature altissime, essiccati al sole e tostati a legna.
Giorno 3 | A spasso con i giganti gentili e il tuffo selvaggio nella cascata
Dopo due giorni intensi tra scimmie, templi e terrazze di riso, oggi la bussola punta di nuovo verso nord, addentrandoci tra le colline boscose di Taro. La missione della mattina? Un incontro ravvicinato e indimenticabile con i giganti della foresta!
Masterchef per Pachidermi: prepariamo la pappa agli elefanti!
Arrivati al santuario degli elefanti di Taro, non siamo stati semplici spettatori: ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo iniziato la giornata come veri ranger!
I custodi ci hanno portati nell’area preparazione cibo: enormi ceste di frutta fresca, fusti succosi di canna da zucchero, caschi di banane intere, fette di zucca e verdure giganti. I ragazzi si sono messi all’opera tagliando, spezzettando e componendo le porzioni per la colazione dei pachidermi. Una volta pronti i cesti, è scattato il momento del feeding: avvicinarsi a queste creature monumentali e sentire la punta della proboscide — morbida, caldissima e precisa come una mano umana — che afferra delicatamente le banane direttamente dai palmi dei bambini è stata un’emozione pura!
Niente cavalcate turistiche sul dorso: l’esperienza più bella è stata la passeggiata a piedi al loro fianco lungo i sentieri botanici del santuario. Camminare a passo lento accanto a questi giganti silenziosi che strappano felci lungo il cammino e vederli immergersi felici nel laghetto per il loro bagno libero quotidiano ci ha lasciati senza parole.
Quanto mangia un elefante e cosa sa fare davvero quel “nasone”?
Oltre 40.000 muscoli in un solo organo: La proboscide non ha ossa, ma è un miracolo biomeccanico fatto di decine di migliaia di fasci muscolari. È abbastanza forte da sradicare un albero intero e abbastanza sensibile da raccogliere una singola nocciolina da terra!
Un aspirapolvere naturale per l’acqua: Con una sola aspirata, un elefante adulto può incamerare fino a 8-10 litri d’acqua nella proboscide prima di spruzzarsela in bocca o sulla schiena per farsi la doccia.
Dieta non-stop: Un elefante asiatico adulto trascorre fino a 16 ore al giorno a mangiare, ingerendo quotidianamente tra i 150 e i 200 kg di vegetali e bevendo oltre 100 litri d’acqua!
Nel biglietto d’ingresso era compreso il ricco buffet al ristorante all’aperto del parco.
Mangiare comodamente seduti sulla terrazza rialzata di legno, gustando noodles saltati, riso aromatico e frutta fresca mentre a pochi metri sotto di noi gli elefanti continuavano a sguazzare e spruzzarsi acqua nella laguna, è stato senza dubbio uno dei pranzi più spettacolari del viaggio.
Pomeriggio a Tegenungan Waterfall: la discesa nella giungla e la forza del salto d’acqua
Risaliti a bordo del van di Agung dopo la mattinata con gli elefanti, abbiamo invertito la rotta tagliando verso sud per raggiungere una delle gole fluviali più potenti e famose di Bali: la maestosa Tegenungan Waterfall!
Dall’ingresso superiore la cascata rimane nascosta dalla vegetazione: si sente solo un fragore sordo e profondo che rimbomba e fa vibrare l’aria calda del primo pomeriggio. Abbiamo iniziato la discesa lungo gli oltre cento ripidi gradoni scavati nel fianco della collina, circondati da pareti verticali coperte di muschio, liane secolari e felci giganti che sembrano uscite dall’era dei dinosauri. A metà sentiero, tra un tornante e l’altro della scalinata, si aprono terrazze naturali in legno da cui ammirare dall’alto l’intero anfiteatro roccioso: la massa d’acqua appare all’improvviso come un colossale nastro d’argento che si schianta sul fondo della valle. Più scendevamo verso il greto del fiume, più la calura tropicale lasciava spazio a una corrente d’aria fresca, carica di una pioggerella impalpabile di goccioline d’acqua polverizzate.
Raggiunto il fondale del canyon, lo spettacolo ha lasciato tutti a bocca aperta: un salto di oltre quindici metri che si getta con impeto in un immenso bacino naturale racchiuso tra scure pareti di roccia lavica.. Non abbiamo perso un secondo: lasciati gli zaini sui grandi massi a riva, ci siamo infilati in acqua!
I ragazzi, superata l’esitazione iniziale per la forza della corrente viva, si sono scatenati!
L’arte millenaria dell’argento: dentro il laboratorio dei maestri orafi
Risaliti i gradoni della cascata e asciugati per bene, Agung ci ha fatto strada verso uno dei villaggi storici dell’artigianato balinese, rinomato da generazioni per la maestria nella lavorazione dell’argento (la celebre tecnica della filigrana di Celuk).
Più che un negozio, è stata una vera visita in bottega. I ragazzi si sono incantati osservando gli artigiani seduti ai loro banchetti di legno mentre forgiavano sottilissimi fili e minuscole sfere d’argento a mano libera, saldandoli con piccole fiammelle a cannello per creare gioielli complessi e dettagli minuziosi. Vedere come da una semplice barretta di metallo grezzo nascano decorazioni delicate e sculture sacre ha affascinato tutti, regalando ai bambini una prospettiva concreta sul valore del vero lavoro manuale, lontano dalla produzione industriale.
Non è mancato poi il momento degli acquisti, il preferito dei papà.
L’ipnosi del fuoco: la Danza Kecak nell’anfiteatro di pietra
Al calar della notte equatoriale ci siamo diretti verso l’anfiteatro all’aperto per assistere alla leggendaria Danza Kecak (la Danza del Fuoco)! Seduti sulle gradinate di pietra illuminata dalle torce, siamo stati travolti da uno spettacolo … di cui non abbiamo capito molto.
Il Cerchio di Voci e l’Epopea del Ramayana
A differenza di tutte le altre danze balinesi, la Kecak non usa alcuno strumento musicale o orchestra Gamelan. La musica è generata esclusivamente dalla voce umana:
Il coro dei cento uomini: Oltre cento uomini a torso nudo, avvolti in sarong a scacchi bianchi e neri (Poleng), si siedono in cerchi concentrici attorno a un grande braciere centrale di fiamme vive. All’unisono intonano un coro poliritmico e ossessivo, muovendo braccia e corpi in sincrono a un ritmo incalzante: “Cak-cak-cak-ke-cak!”
Il richiamo delle scimmie: Questo canto ipnotico rievoca l’antico esercito delle scimmie guidato dal leale dio-scimmia Hanuman.
La leggenda del Ramayana: Al centro dell’arena entrano i personaggi in sontuosi costumi dorati: il principe Rama, la principessa Sita rapita dal perfido re demone Ravana, e il valoroso Hanuman che combatte per liberarla.
La prova del fuoco finale: Il culmine dello spettacolo ha lasciato i ragazzi a bocca aperta: un guerriero in trance calpesta a piedi nudi e disperde a calci le braci ardenti del fuoco sparse nell’arena, dimostrando che la forza dello spirito e la purezza interiore proteggono dal calore e dalle fiamme!
Cena sopra la palafitta: il miglior Nasi Goreng
Con gli occhi ancora pieni di scintille e le voci del coro che risuonavano in testa, abbiamo concluso la giornata con una cena rigenerante in un delizioso ristorante tradizionale. Ci siamo tolti le scarpe per salire sui tavoli di legno all’aperto, sistemati su una palafitta rialzata affacciata sull’acqua e circondata da piante tropicali. Il re indiscusso della tavola è stato il piatto simbolo del nostro viaggio: grandi ciotole fumanti di Nasi Goreng (il riso fritto tradizionale con verdure croccanti, pollo tenero e l’immancabile uovo fritto adagiato sopra)-
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Nel prossimo post: è tempo di spostamento! Facciamo la cooking class a casa del cugino di Agung, ci tuffiamo tra i ponti di bambù a Tibumana Fall e raggiungiamo Padang Bai per salpare verso le Isole Gili! 🍳🚤🌴
Nel prossimo post: esploriamo l’antichissima grotta del demone a Goa Gajah e ci prepariamo a salutare Ubud per raggiungere il mare della costa est a Padang Bai! 🛕🌊✨
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